domenica 15 giugno 2014

Cognitive Dissonance

Effetto Alone

  La nostra Psyche osserva, pensa, elabora, sente, decide, immagina, assimila.. è instancabile, sempre attiva in diversi ambiti, anche quando dorme. Fra i suoi compiti non essenziali ed incostanti c'è l'analisi delle realtà astratta con cui essa non entra direttamente in contatto. Per compensare questo vuoto esperienziale dovuto all'impossibilità di vivere qualunque evento del mondo conosciuto, la mente umana tende ad assimilare anche pensieri pre-confezionati, già belli e pronti all'uso: i "pre-concetti" e/o i "pre-giudizi".

  Questi pensieri "prefabbricati" frutto principalmente dei luoghi comuni e degli stereotipi, grazie alla loro capacità di "generalizzazione", etichettano (metaforicamente) steli d'erba in precisi fasci, semplificandoci in questo modo la vita: è difatti grazie a loro se riusciamo a compensare e quindi evitare di dovere continuamente conoscere approfonditamente chiunque e qualunque cosa cui entriamo in contatto.

  Ma cosa succede se la realtà ci sottolinea che stiamo sbagliando? che i nostri (pre)concetti e/o pre(giudizi) sono errati? Niente paura!! Ecco che arriva in nostro aiuto l'Effetto Alone (Thorndike 1920), ovvero una involontaria ed inconsapevole modificazione/distorzione della realtà al fine di percepirla adeguata, congrua ai nostri pensieri precostituiti. Se quindi un evento del mondo esterno non concorda con le nostre convinzioni, non problem! basterà appellarsi all'Effetto Alone (in oriente chiamato anche "Velo di Maya") che, senza chiedercene conto, opererà un'alterazione inconsapevole della realtà stessa così da poterla assimilare contestualizzandola ai pensieri precostituiti. Ma che bella cosa!! Nella pratica può accadere che la percezione gradevole dell'aspetto fisico di una persona, come può essere la sua bellezza, senza che ce ne rendiamo conto, può condizionare il nostro giudizio sulle altre qualità della sfera personale (intelligenza, professionalità, moralità o bontà d'animo).


  Storicamente uno dei primi a scrivere di questi meccanismo mentale fu, nell'Antica Grecia, Platone: “ciò che è bello è anche buono” e del suo opposto “ciò che è brutto è anche cattivo”. Nel medioevo questi concetti furono, probabilmente per la prima volta, applicati alla pratica giuridica: se due persone erano sospettate di avere commesso un crimine veniva condannata solo la più brutta delle due, in quanto associata alla presenza del diavolo. Nei primi del 1900 Ezechia Lombroso, rifacendosi alla frenologia (cosiddetta scientifica) di Franz Joseph Gall del secolo prima, affermò che la delinquenza è riconducibile alla massima popolare “brutto è cattivo”, ovvero si è criminale per le proprie anomalie anatomiche, per delle deformità fisiche. Manco a dirlo, queste dottrine vennero usate dalla propaganda nazi/fascista per denigrare gli handicappati, gli ebrei, i neri, gli zingari, i gay ed altre categorie più deboli al fine di giustificare e rendere moralmete accettabili i campi di sterminio in cui furono trucidati anche bambini ed anziani con una inaudita crudeltà (di cui solo il genere umano è capace).


  Abbinando l'Effetto Alone al concetto di "Profezia che si Autoavvera" (Merton 1971), secondo cui  la predizione genera l'evento e l'evento verifica la predizione, si possono ottenere dei connubi disastrosi: se ad esempio un bambino è considerato cattivo e stupido perchè esteticamente brutto, egli tenderà ad adeguarsi a questo 'ruolo' affibbiatogli dagli altri anche se realmente non lo è, egli tenderà comunque ad adeguarsi (nel bene e nel male) alle richieste delle persone che lo circondano, diventando nel tempo, ciò che gli è stato implicitamente richiesto..


1920 Il primo invece a dimostrare sperimentalmente e a coniare il termine identificativo di questo meccanismo (Halo Effect) fu Eduard Lee Thorndike nel 1920 tramite un suo articolo: “A Constant Error in  Psychological Ratings”.
Il tema fu ripreso non solo da altri psicologi, ma anche da  sociologi, economisti ecc. tanto che l'attenzione e la letteratura su questo tema è cresciuta in maniera esponenziale. Sono state successivamente effettuuate numerosissime ricerche a sostegno ed integrazione di questa tesi:
1941 Florence Monahan: Intervistate, la maggior parte delle assistenti sociali riferiva di trovare difficile credere che uomini e donne di bell’aspetto potessero essere colpevoli di un reato.
1969 Daniel Landy e Elliott Aronson
Dalla loro ricerca è emerso che nei tribunali vengono di norma applicate pene meno severe quando l’imputato è attraente e a pene più severe quando la vittima era attraente.
1972 Dion, Berscheid e Walster: Hanno verificato che non solo le persone in generale tendono ad attribuire agli individui fisicamente attraenti tratti di personalità positivi ma anche a ritenere che conducano vite migliori rispetto agli altri individui poco attraenti.
1972 Dion: Dimostrò come gli adulti (genitori/insegnanti) non solo si dimostrarono decisamente più tolleranti, a parità di misfatto, nei confronti dei bambini attraenti ma li credono anche meno esposti degli altri (bambini brutti) ad atti recidivi
1974, Michael Efran: Come per la ricerca di Daniel Landy e Elliott Aronson del 1960, svelò come gli imputati di bell’aspetto vengono valutati più positivamente (sentenze più miti) rispetto agli imputati poco attraenti.
1974 Landy e Sigall: Misurò come gli insegnanti sono di norma maggiormente predisposte a dare agli alunni fisicamente attraenti valutazioni migliori.
1976 Benson, Karabenick, & Lerner: Nella ricerca si evidenziò come gli individui fisicamente attraenti hanno migliori probabilità di ricevere aiuto in caso di bisogno, in genere le persone sono più pronti a intervenire se la persona in difficoltà è di bell’aspetto.
1976 Efran e Patterson: I risultati della ricerca misurarono che anche in politica i candidati di bell'aspetto sono votati due volte e mezzo di più dei candidati meno attraenti indipendentemente dai contenuti che portano in campagna elettorale.
1985 Blanck, Rosenthal & Cordell: La ricerca fece emergere come anche i testimoni e gli avvocati giudicati più piacevoli hanno un’influenza notevole sulle decisioni prese da giudici e dai giurati.
1990 Mack e Rainey: Dimostrò come l'aspetto influenza anche la selezione per un posto di lavoro per cui la bellezza del candidato conta più dei titoli di studio o dell'esperienza lavorativa.
1991 Downs e Lyons: Nella loro ricerca notarono che l’aspetto fisico avvenente dell’imputato poteva consentirgli di ottenere più facilmente cauzioni e sanzioni inferiori rispetto agli imputati di minore avvenenza fisica.
1991 Eagly, Ashmore, Makhijani, & Longo: A conferma della ricerca di Dion del 1972, gli adulti danno un giudizio meno negativo degli atti d’aggressione se a compierli è un bambino bello.

Nessun commento:

Posta un commento