martedì 7 ottobre 2014

Catarsi

Il Pianto Purificatore.


  Nel bene e nel male le lacrime sono (anche) le messaggere delle emozioni più profonde e sincere, quelle più accese, quelle che prima infiammano il corpo e poi tracimano dagli occhi sinceri, in piccoli rivoli, sulle guance arrossate.

  Le lacrime, dono della natura, ci aiutano a vivere la realtà presente anche se emotivamente insopportabile; con il loro sapore forte-amaro di vita vissuta, agevolano sia a dissipare il "troppo" dolore, sia ad alzare l'asticella della sensibilità sul dolore stesso. Dopo essersi lasciati andare al pianto, nonostante in quegli attimi si è impotenti, indifesi, deboli, delicati, vulnerabili, completamente in balia del mondo esterno, il corpo e l'animo catarticamente si liberano dalla "tossina" in eccesso e si rigenerano, diventando morbidi, accoglienti e maturando una maggiore forza e resistenza alle avversità della vita.

  Piangere è parte integrante della vita umana, è il modo con cui il corpo può liberarsi automaticamente di un surplus di sensazioni/emozioni troppo forti e violente che hanno superato una certa soglia di tolleranza. Un pò come le ghiandole sudoripare hanno il compito di mantenere la temperatura corporea entro certi limiti, il pianto ha il compito di gestire l'omeostasi emozionale/sentimentale. Fisiologicamente il sistema lacrimale è formato dai secretori (ghiandola lacrimale principale, ghiandole lacrimali accessorie) e da un apparato di deflusso (canale lacrimale, sacco lacrimale). Il pianto inizia quando il cervello attiva le ghiandole lacrimali e solo nel caso del pianti emozionale, con composizione chimica diversa dagli altri tipi di lacrime, non si verifica alcuna irritazione delle strutture oculari. Oggigiorno si ritiene che pochi esseri viventi, oltre l'uomo, possano produrre lacrime come risposta ai diversi stati emozionali.
 
  Durante la crescita può accadere che il pianto non venga più riconosciuto come una naturale ricchezza "gratuita", ma venga visto esclusivamente come un disagio imbarazzante, una delicatezza di cui vergognarsi. Questo falso credo che associa il pianto solo alla debolezza, aumenta le probabilità di fare scivolare le lacrime stesse nel dimenticatoio dell'inconscio. Persa questa risorsa, il duo corpo/mente, durante gli episodi di vita molto dolorosi, non avra più modo di regolare la valvola di sfogo psyco/fisica che regola il pianto.. lasciando che le lacrime brucino nell'animo e lasciando nel corpo solo un sensazione di vuoto profondo.

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